Adeguamento Informatico all’anno 2000

Situazione dei mercati mobiliari al 18 giugno 1999

 

 

1. Considerazioni di carattere generale

Il "Problema Anno 2000" (o "millennium bug") è una questione che investe tutti gli aspetti delle relazioni commerciali (sia che abbiano ad oggetto lo scambio di beni reali che di servizi) e finanziarie nazionali ed internazionali. Infatti, stante la diffusione, ormai capillare, degli strumenti informatici, non è possibile individuare un solo aspetto delle relazioni commerciali che non ne sia potenzialmente interessato. Tuttavia, è proprio sul settore finanziario che assume particolare rilevanza il c.d rischio sistemico ovverosia che l’eventuale default di un soggetto si rifletta anche sull’operatività degli altri. D’altro canto è vero che il settore finanziario è, almeno teoricamente, più pronto degli altri ad affrontare la sfida essendo stato recentemente interessato dall’adozione dell’Euro che ha rappresentato un’occasione per rivedere le procedure informatiche (da quelle di negoziazione a quelle di rendicontazione) e, quindi, anche per affrontare, con un certo anticipo le questioni poste dall’anno 2000.

Ad ogni modo la questione ha prodotto un rilevante sforzo, delle Autorità e degli operatori, ed è stata affrontata sia a livello nazionale che internazionale così come richiesto dal crescente grado di integrazione delle economie mondiali. La dimensione dell’impegno è ragguardevole, anche se difficilmente calcolabile, ma giustificata dalle catastrofiche ripercussioni che una sua sottovalutazione avrebbe potuto produrre. In particolare, sono state condotte diverse stime sui costi complessivi che, a livello mondiale, le imprese e i governi hanno dovuto sostenere per prevenire il millennium bug; tali stime quantificano i costi nell’ordine delle diverse centinaia di bilioni di dollari. Ricordiamo ciò poiché tali dati sembrano contribuire alla spiegazione della decisa crescita delle quotazioni delle imprese coinvolte (questa volta "in positivo") nella realizzazione delle procedure idonee a eliminare il problema anche se questo aspetto sembra costituire un paradosso che vede il sistema economico mondiale accollarsi un costo (assai rilevante) per sanare quello che può ben essere definito come un errore derivante dalla poca lungimiranza dei produttori di software (anche se, almeno in parte furono condizionati da vincoli tecnici) e gli stessi come unici beneficiari dell’operazione di adeguamento degli strumenti informatici.

2. Il coordinamento internazionale

Il coordinamento internazionale delle iniziative relative al "Problema Anno 2000" pare particolarmente importante proprio in un settore come quello dei mercati finanziari caratterizzato da un elevato grado di integrazione internazionale. E’ per questi motivi che la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa (Consob), oltre alle iniziative assunte a livello nazionale, si è anche fatta parte attiva nelle sedi internazionali che la vedono tradizionalmente presente.

In particolare, l’International Organization of Securities Commissions (IOSCO), che riunisce le Autorità di vigilanza dei mercati mobiliari dei principali paesi ha affrontato il problema dell’Anno 2000 nell’ambito del proprio Comitato Tecnico, segnalando ai propri membri i potenziali problemi connessi al passaggio di millennio e formulando una dichiarazione che indicasse gli adempimenti tecnici da realizzare al fine di adattare i sistemi telematici e incoraggiando i propri membri a discutere tra loro di eventuali problemi operativi destinati a produrre effetti su più giurisdizioni.

Inoltre, su iniziativa della IOSCO, del Comitato di Basilea, del Comitato sui sistemi di pagamento e della International association of Insurance Supervisors (IAIS) è stato costituito il Joint Year 2000 Council il quale, oltre a fungere come punto di riscontro combinato delle diverse iniziative sull’argomento, a curare la diffusione di informazioni sul problema e a valutare lo stato di avanzamento delle diverse iniziative adottate a livello nazionale, ha suggerito la creazione, nei diversi paesi, di un organo pubblico avente funzioni di coordinamento in merito alle iniziative da adottare.

Anche il Consiglio Europeo di Cardiff (15 e 16 giugno 1998) ha esaminato i problemi posti dall’Anno 2000, sollecitando la messa in opera di misure che riducano al minimo eventuali perturbazioni e raccomandando la predisposizione di piani d’emergenza.

3. Le iniziative della Consob

La Consob vede incentrata la propria attività sulla tutela della trasparenza e della correttezza. Pertanto, anche relativamente al "Problema Anno 2000", la principale preoccupazione della Commissione è stata quella di garantire che tutti i soggetti interessati adottassero le misure idonee al fine di assicurare il flusso informativo richiesto e un ordinato svolgimento delle transazioni.

3.1 L’adeguamento delle procedure interne e l’informazione via-Internet

In primo luogo, la Commissione ha completato l’aggiornamento delle proprie procedure informatiche al fine di prevenire possibili problemi connessi con l’Anno 2000. Ciò sia sul piano interno che con riferimento alle sue interfacce informatiche con l’esterno (soggetti vigilati e pubblico dei risparmiatori). In particolare sono stati adeguati i programmi destinati a ricevere le comunicazioni per via telematica rese dai soggetti vigilati in ottemperanza agli obblighi imposti dalla normativa e quelli che permettono la gestione e l’interrogazione delle banche dati (sulle delibere e le decisioni della Commissione e sulla trasparena delle partecipazioni sociali) consultabili dal sito della Consob.

3.2 Il funzionamento del mercato

Per ciò che attiene al funzionamento del mercato telematico, l’attività della Consob è stata finalizzata alla verifica delle modalità con le quali il "Problema Anno 2000" è stato affrontato da parte dei fornitori dei servizi connessi alle negoziazioni (Borsa Italiana Spa, Ced Borsa, Monte Titoli e Cassa di Compensazione e Garanzia).

La finalità immediata di queste verifiche, tutt’ora in corso e che beneficiano dell’esperienza maturata con le sedute di simulazione per il passaggio all’Euro, è quella di assicurare, mediante il corretto funzionamento dei mercati, il perseguimento delle finalità di tutela dei risparmiatori. Inoltre, si ritiene anche che, soprattutto in questa fase di accentuata concorrenza tra piazze finanziare, sia cruciale per il sistema italiano affermare il grado di evoluzione della propria microstruttura e l’affidabilità, anche tecnica, dei propri sistemi di contrattazione, al fine di non veder minata la capacità di attrarre gli investitori esteri.

In particolare, le sessioni di prova sono coordinate con le analoghe simulazioni pianificate dalla Banca d’Italia e aventi ad oggetto la verifica dell’adeguatezza dei sistemi di liquidazione che rappresentano un elemento cruciale della "filiera produttiva" attraverso la quale è rappresentabile la prestazione e la produzione dei servizi connessi con il sistema di negoziazione vero e proprio offerto dalle Borse. Tali servizi (tra i quali vi sono il deposito accentrato in Monte Titoli e i servii di clearing e settlement forniti dalla Cassa di Compensazione e Garanzia ) costituiscono, infatti, un elemento di criticità del sistema per le potenziali implicazioni in termini di "rischio sistemico".

A questo proposito, occorre sottolineare come il "Problema Anno 2000" colga l’industria dei mercati borsistici, almeno a livello europeo, in un momento di profonda riorganizzazione. Infatti, sotto la spinta competitiva, accentuata dall’adozione dell’Euro, stiamo assistendo ad un processo di integrazione tra piazze finanziarie (che potrebbe preludere ad una fusione vera e propria) e ad una riorganizzazione, finalizzata ad accrescerne l’efficienza e la competitività tariffaria, della loro filiera produttiva. Questo processo, che in Italia si combina con la ristrutturazione dei mercati in chiave privatistica, ancorché in corso (si pensi alla fusione Ced Borsa-Sia) comporta, ovviamente, un’adeguamento delle procedure informatiche dei soggetti interessati. Tale adeguamento, di carattere operativo, ben rappresenta un’occasione per affrontare anche il "Problema Anno 2000" potendosi realizzare ragguardevoli economie di scala. Per meglio comprendere la rilevanza che tali economie di scala, pur in presenza di una struttura dei costi caratterizzata da rilevanti costi fissi, potranno avere sulla capacità del sistema borsistico europeo di competere con le piazze extra-europee, si pensi che la SEC ha stimato che nell’ultimo quinquennio le Borse americane e i loro sistemi di liquidazione hanno dovuto sostenere una spesa complessiva superiore ai 110 milioni di dollari per adeguare le proprie strutture informatiche e prevenire il c.d. millennium bug. Fonti italiane hanno invece calcolato che la spesa per i mercati azionari e obbligazionari italiani non dovrebbe superare i 25/30 miliardi di lire.

3.3 Gli Intermediari

ferma restando l’attenzione al rischio sistemico, il "Problema Anno 2000" deve anche essere ricondotto ad un problema di carattere aziendale, legato alla capacità dei singoli intermediari di predisporre adeguate procedure interne e di gestione dei rapporti con la clientela. Da questo punto di vista, ciò che rileva maggiormente è il profilo della sicurezza e della funzionalità delle procedure informatiche di interfaccia con i mercati sui quali essi sono parte attiva oltre che quelle dei relativi sistemi operativi "interni". E’ per questo motivo che, come accennato, la Consob ha caldeggiato l’effettuazione di sessioni di prova volte ad evidenziare eventuali disfunzioni connesse con l’Anno 2000 e a permettere una loro tempestiva correzione. Più in dettaglio, i cicli di prova sono tutt’ora in corso e si concluderanno il 2 luglio p.v. Sulla base delle sessioni già conclusesi (due delle tre previste), è da segnalare il confortevole esito delle stesse e il soddisfacente grado di adesione alle medesime.

3.4 Gli emittenti

Il 9 ottobre 1998 la Consob ha emanato la comunicazione n. 98079574 con la duplice finalità di fornire linee-guida sulla condotta da seguire da parte degli organi societari e di controllo degli emittenti quotati e di definire un’adeguata disclosure, da rendere in sede di bilancio e relazione semestrale a partire dall’esercizio 1998, finalizzata ad esplicitare i costi sostenuti e gli interventi operati in vista dell’Anno 2000.

In particolare, sotto il profilo comportamentale, si è raccomandato agli amministratori di monitorare l’intero sistema informatico aziendale per valutare, tempestivamente, l’opportunità di effettuare i necessari interventi correttivi del software. Sul punto, è possibile affermare, sulla base dei riscontri avuti, che l’attività di adeguamento del software degli emittenti quotati e delle altre società a questi legati da rapporti di partecipazione è stata pressoché ultimata. Inoltre, a conferma della sensibilità con cui il problema è stato percepito, è da segnalare come alcune grandi società si siano offerte di aiutare i loro principali fornitori, accollandosene i costi, per adeguare i programmi al fine di evitare che si potessero verificare eventi, a monte del processo produttivo, in grado di impedire il normale svolgimento dello stesso.

La raccomandazione ha anche chiarito i compiti del collegio sindacale che è chiamato a vigilare sulla correttezza delle iniziative assunte e a verificare l’efficacia delle misure adottate per la salvaguardia del patrimonio aziendale.

La Consob ha altresì richiamato l’attenzione delle società di revisione sull’opportunità di eseguire un’adeguata pianificazione per accertare il grado di affidabilità del sistema contabile-amministrativo degli emittenti, stabilendo un obbligo di informativa al Collegio sindacale nel caso di ritardi nell’attuazione dei piani posti in essere dagli amministratori.

La Divisione Affari Contabili ha monitorato le informazioni inserite dagli emittenti nei bilanci relativi all’esercizio 1998 rilevando, per il 73 per cento delle società i cui titoli formano il MIB30, un costo medio, per l’adeguamento delle procedure al "Problema Anno 2000" di oltre 49 miliardi di lire (con una punta di 300 miliardi per la Telecom).

 

 

 

4. Conclusioni

In definitiva, il sistema finanziario italiano, recentemente testato dal passaggio all’Euro, e che si avvale di infrastrutture telematiche sviluppatesi, nei primi anni ‘90 con ritardo rispetto a quanto avvenuto in Paesi finanziariamente più evoluti (USA,) ma che proprio per questo motivo sono il frutto di tecnologie più avanzate, sembra aver posto, anche sotto la supervisione delle Autorità di controllo, la giusta attenzione al problema, mostrando come, in un settore a rapida evoluzione tecnologica, un ritardo, se opportunamente colmato, non sempre sia penalizzante.

Ciò, unitamente al buon esito dei test sin qui condotti (e che continueranno ad essere effettuati) consente di affrontare la questione con un ragionevole grado di certezza circa le capacità di tenuta complessiva del sistema.