CONFERENZA NAZIONALE COMITATO ANNO 2000

 

Mattia Losi

 

INTERVENTO alla TAVOLA ROTONDA sulla COMUNICAZIONE ai CITTADINI

 

        Abbiamo appena sentito che il solo 15 per cento degli italiani è realmente consapevole del problema dell'anno 2000 e che, tutto sommato, l'arretratezza tecnologica del nostro paese ci protegge almeno in parte dai rischi. E forse anche l'inconsapevolezza almeno in parte ci protegge, perché se guardiamo al comportamento degli italiani in situazioni atipiche scopriamo che è caratterizzato essenzialmente da due elementi, imprevedibilità e irrazionalità. Quando c'è stata la guerra del Golfo abbiamo visto l'assalto ai supermercati mentre adesso, con la guerra in Kosovo, che era molto più vicina a noi e forse qualche problema in più lo poteva creare, non è successo nulla. A dimostrazione che gli italiani si comportano in modo irrazionale e imprevedibile. Quindi non so fino a che punto questo 15 per cento di consapevolezza del Millennium bug sia dannoso, perché se non altro evita una lunga serie di comportamenti pericolosi, capaci di autoalimentarsi.

     Dopo di che, facendo il giornalista e in particolare facendolo in un giornale che negli ultimi quattro anni ha dedicato quasi 300 articoli al problema dell'anno 2000, devo dire che non ho contribuito molto a questa ignoranza. Inoltre sono sconfortato perché, dopo aver agitato parecchio le acque, il risultato è scarso il che vuol dire che poca gente ci ha letto.

    Sono abbastanza in difficoltà a dire come dovrebbe comportarsi il mondo della comunicazione, perché credo che ogni giornale abbia il diritto di avere una propria linea ; e credo che ogni giornale sia perfettamente in grado di decidere che cosa dire e che cosa fare. Io mi limiterei a dire che cosa farà Il Sole 24 Ore , in questi pochi mesi che mancano al cambio di data. Eviterei di dare consigli ai colleghi di altre testate, perché non credo che ne abbiano bisogno. E se qualcuno desidera un aiuto, come è capitato nei mesi scorsi, di solito usa il telefono e mi chiama.

     Ma torniamo al Sole 24 Ore: credo che il mio giornale proseguirà nella linea che ha iniziato addirittura nel 1993; erano gli ultimi mesi di direzione di Gianni Locatelli e quando gli parlai del problema anno 2000 mi chiese se ero matto, pur sapendo che io non sono un fanatico dell'informatica, nel senso che la uso per quello che mi serve ma non ci passo la vita. Preferisco andare a vedere dei bei quadri al Louvre piuttosto che stare attaccato al computer. "E' la solita pazzia - mi disse Locatelli - è la solita follia della tua redazione, ne avete scovato un'altra". Però mi lasciò scrivere e, dal 1993 a oggi, abbiamo scritto moltissimo sul Millennium bug, abbiamo cercato di dare informazioni, di stimolare il settore pubblico e le aziende. Cercando di far capire ai lettori come stanno esattamente le cose, ed è un compito molto difficile, perché per un giornalista non è così semplice rinunciare alla notizia ad effetto.

    Se io scrivo che il primo gennaio del 2000 rischiano di andare in tilt i trasporti aerei e gli aeroplani cadono, sicuramente faccio più rumore che non pubblicando una notizia dove si dice che il 25% della pubblica amministrazione locale non è ancora adeguata.         Però, nel primo caso, cado sicuramente nell'errore di creare una inutile situazione di panico. Sul Sole 24 Ore, per esempio, potrei uscire con un bellissimo articolo prevedendo un crollo dei mercati finanziari. Ma voi capite che se dovessi scrivere una cosa simile sul Sole 24 Ore, molto probabilmente contribuirei in modo decisivo a far sì che il crollo si verifichi veramente.

    La vera difficoltà contro la quale ci troveremo a combattere nei prossimi mesi sarà la tentazione di abbandonare la nostra linea tradizionale, per rincorrere qualche concorrente che prima o poi inizierà a battere il tasto della catastrofe. Il nostro lavoro dovrà proseguire evitando accuratamente di toccare, in modo scandalistico, gli argomenti che possano costituire più un rischio che una reale informazione.

    E qui si tratta di sforzarsi nel dire le cose come stanno, nel modo più semplice, più chiaro e più veritiero possibile. L'aereo che cade fa notizia, però razionalmente sappiamo che non sarà così; la strage di pazienti negli ospedali fa sicuramente notizia, ma ci auguriamo che non sia così anche se sappiamo che la Sanità è uno dei settori più a rischio in assoluto, soprattutto nel nostro paese.

    Dovremo cercare di comunicare queste cose senza dire "State attenti, perché se siete in ospedale a cavallo tra novembre e gennaio potete considerarvi morti in partenza, a meno che non vi debbano fare soltanto una radiografia !".

    Credo che tutti noi, come responsabili della comunicazione nei confronti del grande pubblico, dovremo riuscire a mantenere i piedi per terra. Ci sono moltissime cose da scrivere senza andare a rimestare nel torbido. Ci sono tantissime cose da scrivere soprattutto perché, e questo è un dato di fatto, la Pubblica amministrazione italiana ce ne sta fornendo a getto continuo, non abbiamo bisogno di andare a cercare notizie particolarmente curiose, ce le troviamo sulla scrivania tutti i giorni.

    Penso che sul Sole 24 Ore continueremo a lavorare come abbiamo fatto in questi anni, a partire dal 1993, con tre direttori diversi, cercando di formare consapevolezza, cercando di spiegare che il problema dell'anno 2000 è un problema grave, cercando anche di evitare diatribe (che ormai lasciano un po' il tempo che trovano) su di chi sia la colpa. Perché scrivere che è colpa dei produttori di informatica, o dei programmatori, oggi ha poco senso: mancano sei mesi, è molto più onesto e sincero informare la gente di quello che è realmente possibile fare, e come è realmente possibile attrezzarsi per affrontare un problema che inevitabilmente, non sappiamo ancora con quale peso, ma impatterà sulla nostra vita di tutti giorni.

    Non abbiamo bisogno di immaginare che cosa succede in una grande azienda se i computer vanno in tilt, non abbiamo bisogno di ipotizzare scenari apocalittici, ci basta pensare che cosa succede a casa nostra quando nel nostro palazzo c'è qualcuno che sta ristrutturando l'appartamento e ci troviamo per due ore o tre ore senza acqua e corrente elettrica: siamo incapaci di vivere, perché ci troviamo impossibilitati a compiere una serie di operazioni che diamo assolutamente per scontate. Ci sorprende vedere che l'acqua non esce dal rubinetto, scoprire che non riusciamo ad accendere il gas perché comunque c'è un comando elettrico che fa accendere il fuoco, e così via. Ecco, pur partendo da questi spunti, dovremo comunque evitare di pubblicare articoli nei quali consigliamo alla gente di comperarsi fornelli a gas, stufe da campeggio, fare scorte di alimentari, ritirare soldi e così via, perché sicuramente ci troveremo in una situazione in cui la gente penserà, da sola, a fare un po' di tutto questo.

    Dovremo saper selezionare le notizie, magari evitando di pubblicare quelle che, pur affascinanti, rischiano solo di creare panico e peggiorare la situazione. Questo, a mio avviso, non significa fare disinformazione, ma fare informazione corretta e utile.

    Il nostro sforzo, come Sole 24 Ore, sarà sicuramente questo.