TAVOLA ROTONDA SULLA COMUNICAZIONE

 

Intervento di Renato Parascandolo

(Direttore RAI Educational)

 

 

        Per gli organi d’informazione – la stampa e la televisione – il Millennium Bug non è un problema o, comunque, è un problema di poco conto. Eppure gli esperti ci fanno sapere che è vero tutto il contrario. E anche rinunciando – una volta tanto – all’argomento cosiddetto ad verecundiam, cioè all’opinione di esperti autorevoli, dovrebbero parlare i fatti. L’impegno finanziario dell’amministrazione degli Stati Uniti per fronteggiare il problema è un fatto eloquente, che tuttavia lascia indifferente chi per mestiere dovrebbe avvertire i fatti e coglierne il significato.

    Come non riflettere, allora, sulla condizione del giornalismo italiano? Ormai da vent’anni è stato, direi, lobotomizzato, nel senso che l’inchiesta è stata recisa ed estirpata dalla pratica dei giornali e della televisione. Eppure l’inchiesta era la parte principale del mestiere del giornalista. Avviene così che l’inchiesta televisiva sia surrogata dalle performance dei grandi comunicatori, dei Funari, dei Ferrara, dei Santoro ecc. Analogamente, nei giornali non hanno più spazio le inchieste a puntate, quelle che occupavano un’intera pagina, con i grandi giornalisti che vanno (che andavano) sul campo per scoprire i fatti, capire e accertare – nella maniera la più oggettiva possibile – la realtà e la dinamica delle situazioni.

    Nel giornalismo d’oggi le opinioni hanno preso il posto dei fatti: e quali opinioni! Al posto dell’accertamento delle dinamiche sociali, assistiamo alla passerella o agli scontri delle opinioni. In altre parole, si indaga poco e si guarda troppo – anche nel giornalismo – all’indice d’ascolto. Per amore di scoop si scrivono articoli allarmistici, che travisano la realtà dei fatti. L’impressione è che le campagne giornalistiche servano soprattutto a riempire i vuoti del menabò (o del palinsesto).

    Nei prossimi mesi, quando il Millennium Bug esploderà come fenomeno massmediologico, avremo modo di valutare che cosa significhi l’assenza, pressoché totale, del giornalismo d’inchiesta. Il problema è che ormai non ci sono quasi più giornalisti che sappiano fare le inchieste: in un caso come quello del Millennium Bug, tranne poche e lodevoli eccezioni (tra queste, quella di Mattia Losi, ma credo anche di parecchi giornalisti qui presenti), dobbiamo registrare un vuoto d’informazione. Poiché però non è ancora tutto perduto, penso – e lo dico da giornalista – che la categoria dei giornalisti potrebbe riappropriarsi della propria identità e riscattarsi proprio in quest’occasione. I giornalisti potrebbero avere un ruolo importante nell’affrontare un problema che non è più, come sosteneva Muzi Falconi, di pronto intervento tecnico, ma di protezione civile. Il Millennium Bug potrebbe tragicamente diventare, fra qualche mese, un problema di ordine pubblico. In questo gli organi d’informazione potrebbero svolgere un ruolo decisivo.

    Che fare, allora? Programmare delle campagne di comunicazione limitate a una serie di spot promozionali, significherebbe aggiungere danno al danno. Qui non si ha bisogno di suggestione – per intenderci, la retorica frizzante degli spot qui non funziona – ma di argomentazione. Il ritmo di quest’informazione non può essere quello dell’illuminazione improvvisa, ma quello della riflessione. Bisogna pensare a una campagna d’informazione articolata nel tempo, perché occorre contemperare due esigenze contrastanti: informare, ma anche evitare l’allarme che una dose eccessiva d’informazione potrebbe suscitare. Passare improvvisamente da un 15% di conoscenza del fenomeno al 90% potrebbe avere esiti disastrosi.

    Rai Educational si era offerta coma Agenzia di comunicazione per la campagna da svolgere nei prossimi mesi per conto del "Comitato anno 2000": poi, come ha affermato il presidente Bettinelli, ciò non è stato possibile, per i ritardi che purtroppo caratterizzano la pubblica amministrazione. Avevamo proposto una campagna mirata alle singole categorie sociali: ai commercianti e ai piccoli imprenditori – le medie e grandi imprese qualcosa hanno fatto – ma anche agli amministratori degli enti locali, delle aziende municipalizzate (in particolare nelle piccole città) e, soprattutto, ai dirigenti delle Usl. Il problema più grave pare che sia proprio quello degli ospedali, soprattutto nel Mezzogiorno.

    In ogni caso, al Millennium Bug abbiamo già dedicato tre puntate del nostro programma MediaMente. Saranno seguite a luglio, su Raitre, da altre tre puntate della durata di mezz’ora, trasmesse, nella fascia oraria intorno a mezzanotte. Nel mese di gennaio del ‘99 io stesso ho dovuto fare una piccola battaglia, all’interno della redazione di MediaMente, perché molti non credevano nella gravità del problema: lo consideravano semplicemente un’esagerazione giornalistica per una campagna di stampa.

    Abbiamo programmato, inoltre, come RAI Educational, una trasmissione in diretta – una grande video conferenza nazionale della durata di otto ore – e, perché il messaggio arrivasse alla sua destinazione "mirata", abbiamo messo a disposizione degli amministratori locali, degli imprenditori, delle autorità, dei sindacati ecc. i cinquemila centri di ascolto dislocati in altrettante scuole italiane d’intesa con il Ministero della Pubblica Istruzione. Queste scuole sono dotate di parabole digitali che possono ricevere i programmi di RAI Educational.

    A partire da ottobre, quando riprenderanno le trasmissioni di MediaMente, fino agli inizi del prossimo anno, questo programma presenterà ogni giorno due o tre minuti di informazioni sul Millennium Bug, soprattutto con notizie che provengono dalle inchieste mirate, che stiamo già facendo in diverse realtà italiane.

    Inoltre, sempre a partire da ottobre, dedicheremo tutte le puntate settimanali del programma-inchiesta MediaMente.it al tema del Baco del Millennio

    Contiamo anche di produrre delle videocassette di orientamento tecnico, rivolte ai diversi settori della società civile: abbiamo già preso contatto con la Confindustria, i sindacati confederali, la Confesercenti, la Confcommercio, la Confapi. L’ideale sarebbe stato fare una campagna più articolata che coprisse tutti i mezzi di comunicazione; per ora non è stato possibile, ma contiamo di farlo nei prossimi mesi. Il servizio pubblico radiotelevisivo mostrerà, anche in questa circostanza, di svolgere la sua funzione nell’interesse generale del paese.