Inesorabilmente il Millennium Bug ha generato il post-Millennium Bug. La "delusione" per le mancate "disruptions" che da qualche parte erano state preventivate o, comunque, attese da unopinione pubblica globale incapace di resistere a qualsiasi tentazione di fatalismo ansiogeno, ha subito prodotto reazioni che si sono espresse nello slogan "Millennium Flop". Tutto un imbroglio, dunque?
Consideriamo, tra i tanti, un commento comparso sul sito Internet del gruppo di Mediamente, che aveva prodotto, primo in Italia, i più seri, documentati e anche preoccupati servizi sul Y2K, messi in onda dalla Terza Rete RAI.
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| Il millennium bug è una fregatura, ci hanno preso per i fondelli a tutti. | |
| Qualcuno ha un'idea su come devo usare le 2000 scatole di carne in scatola che ho comprato? | |
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| La logica dei bug dei computer non è una sciocchezza, ma è il mezzo che le grandi compagnie di software usano per fare i soldi. |
Unattenta e serena analisi storica della complessiva e complessa vicenda potrà, forse, fornire tra qualche tempo soddisfacenti risposte agli interrogativi che vengono posti.
In ogni caso, un dato è certo: lerrore informatico dellanno 2000 era ed è tuttora una realtà con cui bisognava fare seriamente i conti. Se non si fosse proceduto in tutto il mondo a correggere in tempo (pur, in alcuni casi, con qualche affanno) computers e sistemi informatici "non conformi", dai quali dipende lorganizzazione della vita sociale, economica, amministrativa della gran parte degli stati della comunità internazionale, le conseguenze sarebbero state davvero "pesanti".
Dopo il "tranquillo" passaggio di data (roll-over), è la stessa rete Internet -che ha rappresentato fin dallinizio la massima cassa di risonanza dellevento, attraverso un numero impressionante di siti dedicati allY2K (che è quasi impossibile censire e tra pochi mesi anche ricordare )- a cercare di confutare il suggestivo, ma un po semplicistico slogan "Millennium Flop".
Significativo al riguardo un sito americano del post-Millennium Bug che, quasi per dar sfogo a un ingenuo desiderio di "rivincita", giornalmente censisce i guai che, comunque, il "baco" del 2000 è riuscito a provocare qua e là nel mondo (www.ciaosystem.com).
Nel "calendario" del sito appena citato non figura lItalia, che risulta con sorpresa di molti tra i Paesi meno colpiti. Con qualche inevitabile irrisione si è anche affermato che questa sarebbe una prova evidente dellinesistenza o comunque inconsistenza del Bug
In verità, in Italia, come altrove, il Bug cè stato. E' stato individuato ed è stato corretto in tempo utile nei principali e vitali settori del cosiddetto "sistema-Paese". Già nella prima relazione che il Comitato anno 2000 ha presentato al Parlamento (relativa al periodo 14 gennaio 31 agosto 1999) sono state con puntualità rilevate ed esposte le attività di adeguamento in corso. In alcuni casi il progress era valutato come assolutamente soddisfacente, in altri casi si sottolineavano ritardi che il Comitato medesimo attraverso una costante, a volte puntigliosa, azione di sensibilizzazione ha contribuito a colmare soprattutto con riguardo alle pubbliche amministrazioni ed ai servizi periferici di pubblica utilità.
Il momento culminante di un simile pressing è stato la "Conferenza nazionale sulladeguamento informatico allanno 2000" (17-18 giugno 1999), promossa dal Comitato in ottemperanza al DPCM 14 dicembre 1999 che lha istituito definendone i compiti. Fino ad allora, certamente, la consapevolezza generale del problema anno 2000 e del suo possibile impatto negativo era pericolosamente bassa. Era necessario destare un allarme chiaro e forte davanti a una platea di operatori e amministratori fortunatamente molto affollata e interessata.
Lallarme ha funzionato, il Paese ha reagito in tutte le sue espressioni.
Anche questa seconda e conclusiva Relazione che il Comitato consegna al Parlamento racconta e documenta la corsa italiana verso la piena conformità, dopo aver acquisito la piena consapevolezza dei rischi.
Paradossalmente (ma non inusitatamente), i "clamorosi" ritardi italiani, la scarsità di risorse assegnate al Comitato anno 2000, se confrontate con i più lauti mezzi di cui hanno fruito analoghi organismi istituiti dai governi degli altri stati avanzati, non hanno comportato minore efficacia delle azioni intraprese per contrastare il Millennium Bug. Anzi hanno costretto il Comitato ad avvalersi di strumenti di intervento leggeri, assai poco burocratici e, in non pochi casi, informali; a ricercare un metodo nuovo nelle relazioni tra tutti i soggetti impegnati a far fronte al Millennium Bug. La parola, alla quale è stato attribuito il massimo valore, è stata forse la più importante risorsa.
Una delle critiche ricorrenti rivolte allItalia nei vari consessi internazionali è stata lo scarso impegno per la comunicazione destinata alla generalità sui rischi del Millennium Bug, tanto che a metà giugno solo il 15 per cento degli italiani aveva una vaga idea del problema e alla vigilia del 2000 i cittadini informati non hanno superato la soglia del 44 % (indagini SWG: www.swg.it/ricorda/millennium.htm). Negli altri Paesi, invece, già ad inizio 1999 si poteva registrare una consapevolezza totale da parte della popolazione (soprattutto in USA e in Gran Bretagna), grazie a massicce, insistenti e costose campagne pubblicitarie condotte su tutti i media pubblici e privati.
Solo nelle ultime settimane dellanno il Comitato ha promosso una misurata campagna attraverso spot televisivi (diffusi dalla RAI) e avvisi al pubblico comparsi su giornali nazionali e locali per rassicurare gli italiani che la situazione era sotto controllo e che era improbabile il rischio di gravi disagi. In Italia leffigie del baco non ha mai deturpato le T-shirts dei ragazzi pur pronti ai più spregiudicati richiami, né compromesso le confezioni di prelibati cioccolatini E neppure si sono verificati fenomeni irrazionali di accaparramento di beni di consumo o di valuta segnalati altrove.
Siffatta situazione di indifferenza o, comunque, di limitato coinvolgimento di massa poteva, in effetti, indurre a temere qualche difficoltà supplementare e qualche sottovalutazione da parte dei soggetti responsabili (a vario titolo e in varia misura) della necessità di un tempestivo adeguamento informatico allanno 2000, in quanto non sufficientemente sottoposti a pressione da parte dellopinione pubblica.
In verità, anche chi scrive ha manifestato, in alcuni momenti, apprensioni al riguardo.
Ma esse hanno lasciato il passo a un ragionevole ottimismo quando, nella seconda parte dell'anno, si è potuto constatare che le reti di cooperazione con il Comitato, predisposte a più livelli, incominciavano a produrre risultati.
III. I fattori del "successo" italiano
E' giusto ricordare in questa Relazione finale gli "ingredienti" del successo italiano.
Innanzitutto i CEP 2000 presso le prefetture, che sono riusciti a mobilitare tutte le indispensabili risorse sul territorio; quindi: la collaborazione sempre più stretta con le amministrazioni centrali (in particolare, ma non solo, Ministero degli interni e Sanità), soprattutto dopo l'istituzione del Comitato di Ministri per il Millennium Bug, presieduto dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Franco Bassanini. Merita ancora una volta ricordare le azioni promosse dalla Banca d'Italia sin dal 1996. Così pure è stata determinante l'azione svolta dalle associazioni di categoria, da enti pubblici e privati che -come viene segnalato anche nei rapporti in cui si articola questa Relazione- hanno operato come efficienti ed efficaci intermediari. Assai corretto e continuo è stato, poi, il rapporto con i media (stampa e rai-tv) che, nonostante le suggestioni e le esasperazioni provenienti dall'estero, si sono "fidati" del Comitato e delle sue comunicazioni sdrammatizzanti, ma, al tempo stesso, sempre documentate (assai rilevante in proposito il ruolo svolto dal sito Internet del Comitato, aggiornato quotidianamente e arricchito da una versione inglese, a partire da metà novembre).
Che il nostro Paese avesse superato il punto critico è apparso chiaramente in novembre, quando i responsabili delle principali e strategiche infrastrutture del Paese hanno con la massima trasparenza dichiarato pubblicamente, su richiesta del Presidente del Comitato, che la conformità all'anno 2000 era stata ormai definitivamente raggiunta (tali dichiarazioni sono tutte riportate nel rapporto di Antocicco). Era l'assicurazione che non si sarebbe verificato quell'effetto domino, che rappresentava l'aspetto più preoccupante del Millennium Bug, e che gli eventuali disagi avrebbero potuto avere una dimensione soltanto locale.
Peraltro, anche dalle grandi metropoli (Milano, Roma, Torino...) provenivano notizie assolutamente "tranquille". Il Presidente, il Direttore tecnico e i coordinatori dell'Ufficio esecutivo del Comitato hanno potuto verificare di persona sul campo il progress verso gli standard di compatibilità elaborati in varie sedi internazionali, partecipando a numerose riunioni di lavoro (talora anche pubbliche) con gli amministratori delle città e gli operatori dei pubblici servizi.
Come si può immaginare, il lavoro è stato però intenso e diffuso. Se non è accaduto nulla (o quasi, in quanto inconvenienti per la mancata correzione in tempo utile soprattutto di applicazioni informatiche -data base, soprattutto- si sono verificati in poche amministrazioni che, comunque, sono riuscite a rimediare entro pochi giorni), ciò è dovuto al lavoro svolto, ad un buon lavoro in tutto il Paese e in tutti i settori vitali. Questo riconoscimento non intende affatto cadere in un inopportuno trionfalismo, né rivendicare primati, dopo qualche non esaltante pagella in corso d'opera data all'Italia, da giurie internazionali più rigide che rigorose.
E', infatti, certamente vero che in alcuni settori la sfida al Millenium Bug è stata "agevolata" da uno sviluppo solo recente, sia pur assai accelerato, delle tecnologie informatiche e da un minor numero di sistemi connessi in rete, rispetto ad altri Paesi. Ma il valore aggiunto della missione del Comitato è stato anche quello di aver evidenziato queste insufficienze e di aver accentuato l'urgenza dell'innovazione tecnologica e informatica. E si è anche riusciti, forse, a far comprendere la necessità di una effettiva "cultura informatica", intesa non in una prospettiva astratta o teorica, bensì pratica e concreta. Quanti maneggiano strumenti informatici devono essere sufficientemente informati (rendersi conto) delle loro caratteristiche tecniche, dei componenti, non possono affidarsi esclusivamente a tecnici terzi o ai fornitori. Altrimenti si creerebbero delle distorsioni nel mercato assai regressive, tali da ostacolare lo stesso percorso verso l'innovazione. Il mercato (anche quello informatico) è tale quando a un'offerta sempre più dinamica riesce a corrispondere una domanda forte e consapevole e non una generica troppo disponibile attesa.
Anche queste ultime considerazioni non appaiano fuori tema. Esse sono infatti assolutamente attinenti all'impegno del Comitato negli ultimi mesi, nel momento in cui si è occupato dei piani di continuità ed emergenza che tutte le strutture esposte al problema informatico dell'anno 2000 sono state invitate ad elaborare per garantire i servizi essenziali ed evitare (eventuali) insostenibili disagi agli utenti. Se si leggono i documenti prodotti dall'Ufficio esecutivo del Comitato (ad esempio le c.d. Linee guida ), è possibile constatare come sia stata centrale l'attenzione per la massimizzazione delle risorse disponibile, per la loro integrazione e interoperatività, per un'equilibrata ponderazione di costi e benefici. Nella stessa prospettiva l'Ufficio esecutivo ha predisposto per il Centro Decisionale Nazionale (CDN) un Piano nazionale di contingenza che, a sua volta, si è basato su un nuovo sistema integrato di telecomunicazioni nazionali ed internazionali, messo a disposizione dell'Unità di gestione situata a Forte Braschi, chiamata a gestire il passaggio d'anno (si vedano i rapporti di Leggio e Antocicco). Alla realizzazione di un tale sistema hanno concorso soggetti pubblici e privati, per la prima volta coordinati in una dimensione di staff. Un tale metodo effettivamente ed efficacemente cooperativo ha consentito il contenimento dei costi in misura davvero ragguardevole. Fortunatamente (ma, insisto, non casualmente) non è servito a risolvere alcuna emergenza da Millennium Bug. Ma rimane una risorsa, un'architettura realizzata a disposizione del Paese, se esso saprà appunto recuperare il valore aggiunto del lavoro svolto dal Comitato e non rimuoverlo insieme al "mancato evento" dell'Y2K.
Secondo una stima elaborata dal Gartner Group, relativa ai costi complessivi sostenuti a livello mondiale dalle imprese per l'Y2K, circa il 30% del loro budget-anno 2000 è stato destinato a "reagire a problemi di percezione interna ed esterna" (Year 2000: The Overwhelming Cost of (Mis) perception, Report di A. Di Maio). Se, sempre in una dimensione globale, consideriamo anche le altre risorse (private e pubbliche) impiegate in attività di supporto o contorno (organizzazione, rilevazioni, campagne di informazione, istituzione di Comitati governativi, ecc ) per far fronte al Millennium Bug, possiamo ritenere con una ragionevole approssimazione che solo il 50 % delle somme spese è stato utilizzato per l'adeguamento tecnico delle strutture e delle applicazioni informatiche.
Non è possibile (né è compito del Comitato) valutare per il nostro Paese il costo complessivo della vicenda Millennium Bug. Come si legge nel rapporto di Leggio, in molti settori anche industriali il Millennium Bug è stata una "buona" occasione per investimenti tecnologici duraturi e non per meri aggiustamenti congiunturali. In molte aziende le operazioni di adeguamento all'anno 2000 sono state, almeno in parte, associate a quelle di adeguamento imposto dall'introduzione dell'Euro e dalla necessità di conversione delle monete europee: un vero e proprio cambiamento di sistema complessivo.
Non è pertanto facile la determinazione dei costi sostenuti dal sistema-Paese per il "mero" Millennium Bug. In ogni caso, non occorrono stime particolarmente sofisticate quantomeno per ritenere che in Italia, in controtendenza rispetto a quanto avvenuto nella gran parte del mondo, una quota assolutamente preponderante di risorse è stata utilizzata per l'adeguamento-aggiornamento (in senso lato) di strutture e applicazioni.
Insomma, nel nostro Paese, come si è già sottolineato, le spese di "contorno" sono state davvero contenute al minimo: le risorse destinate a campagne di informazione sono state incomparabilmente inferiori a quelle di altri Paesi. Né nel nostro Paese, a differenza di altri, c'è stato molto spazio per attività di speculazione o di "ridefinizione" dell'immagine delle imprese potenzialmente compromesse dal "baco".
Anche il Comitato è costato assai poco. Lo stanziamento previsto per l'espletamento dei suoi compiti dalla legge n. 144 del 1999 (art. 19) è stato di 5 miliardi. Il Comitato ne restituirà più della metà, perché ha saputo approfittare di altre ricchezze: il disinteresse di tutti i suoi membri (compreso il presidente, che volentieri non hanno fruito di alcun compenso, se si escludono alcuni coordinatori dellUfficio esecutivo impegnati a pieno tempo); il numero assai contenuto e l'entusiasmo di collaboratori e consulenti, molti dei quali collocati in posizione di comando da altre amministrazioni pubbliche; l'apporto già segnalato di enti anche privati; le associazioni di categorie che hanno operato come braccio operativo del Comitato con uno spirito di coesione esemplare; il "volontariato" di singoli cittadini (come non ricordare il Dott. Ercole Guidi, residente in Canada, che quotidianamente e gratuitamente via e-mail ha prestato l'opera di traduttore del materiale del Comitato, da pubblicare nella versione inglese del sito-internet del medesimo); il già sottolineato costruttivo rapporto con i media . Infine la determinazione assunta dal Comitato nella riunione del 10 febbraio 2000 di chiedere al Presidente del Consiglio di anticipare la fine dell'attività del Comitato (prevista dal DPCM 14 dicembre 1998 per il 30 novembre 2000) al 31 marzo 2000, per aver il medesimo adempiuto ai compiti affidategli.
V. Un'imprevista amarezza.
Dispiace e stupisce che non tutti si siano accorti di questi aspetti, in un periodo in cui l'etica pubblica dovrebbe avere qualche attenzione, se non apprezzabile risonanza. Sicché in una interrogazione parlamentare recente, rivolta al Presidente del Consiglio, si può perfino leggere che: "sono state spese decine di miliardi per la costituzione del Comitato per l'anno 2000 che avrebbe dovuto adottare le contromisure necessarie atte a scongiurare il pericolo del Millennium Bug . [e] permangono dei seri dubbi sull'efficienza del Comitato per l'anno 2000 [che avrebbe posto in essere] fantomatiche prevenzioni e strategie [attivando] molteplici spese di organizzazione e di consulenze per un problema a cui sono state date le risposte adeguate, o meglio, dove agli ingenti costi non hanno mai corrisposto delle adeguate iniziative Si chiede poi al Presidente del Consiglio dei ministri: se intenda mantenere attivo il Comitato per l'anno 2000, per quanto tempo e per quali funzioni; se non ritenga più opportuno organizzare un congresso per valutare a pieno titolo il lavoro svolto fino ad ora dal Comitato per l'anno 2000, ed i danni effettivamente registrati al sistema informatico; se, alla luce delle tante esperienze condotte proficuamente nel campo delle telecomunicazioni e nel settore informatico, non reputi più opportuno evitare lo sperpero di tanto denaro pubblico a favore del Comitato ." (On. Gramazio, Camera dei deputati: interrogazione a risposta scritta: 4-27923) .
A conclusione dell'Introduzione alla prima Relazione al Parlamento, avvertivo che, "paradossalmente" la missione del "Comitato anno 2000" sarebbe stata: " lavorare per niente: perché nulla accada, perché il Millennium Bug non provochi gravi disagi alla collettività, all'economia e alle amministrazioni del Paese." Segnalavo anche che non sarebbe stato possibile contabilizzare: "l'eventuale riduzione dei danni che il Comitato con la sua azione riuscirà ad ottenere".
Ma era difficile immaginare che qualcuno avrebbe valutato in modo siffatto l'azione del Comitato anno 2000.
Ernesto Bettinelli
(Presidente del "Comitato anno 2000")