Note finali sul "Millennium Bug" (Y2k) (Augusto Leggio, Direttore tecnico)

 

Un po’ di storia

E’ noto che, nell’informatica, l’anno – nella data – è sempre stato codificato con le due ultime cifre, omettendo il secolo. Ciò, fondamentalmente, allo scopo di risparmiare risorse di memoria interna ed esterna ai calcolatori; ma è anche vero che l’International Standard Organization ha sempre raccomandato che l'anno della data venisse indicato con 4 cifre. Tale raccomandazione non è stata recepita né dall’industria, né dalla clientela, anche quando sono venute meno le esigenze di risparmio di risorse tecniche grazie all’evoluzione tecnologica che aveva migliorato drasticamente le prestazioni (ad esempio, dal 1960 al 2000 la densità di memorizzazione è passata da 0,01 megabit/pollice2 a 2000 megabit/pollice2; è cioè aumentata di circa 200.000 volte nell’arco di 40 anni).

Bisogna poi ricordare che il problema Y2k si è posto all’attenzione della comunità internazionale nel 1996, a seguito delle esperienze di banche e assicurazioni anglosassoni che, avendo iniziato precocemente il processo di riparazione della codifica della data nei propri sistemi informativi (a causa di errori nelle transazioni che oltrepassavano il 2000), si erano trovate di fronte a difficoltà del tutto impreviste. Infatti, il problema della data si ritrovava nel software di supporto alle attività gestionali con frequenze elevate (l’81% dei programmi era interessato al problema, il 4% delle istruzioni software doveva essere modificato e l’impatto in termini di riparazione del software era imponente in quanto rappresentava più del 50% dello sforzo di manutenzione presente, di norma, nei sistemi informativi).

L'approfondimento di tali esperienze nella letteratura specializzata è stata tardivo. I migliori testi che descrivevano le strategie e le metodologie per affrontare e risolvere il problema iniziarono a comparire nel 1997 ed ebbero la massima diffusione all’inizio del 1998.

Il ritardo evidente e la difficoltà di riparare l’intero patrimonio software mondiale (su cui poggia il funzionamento delle comunità istituzionali, economiche, industriali e sociali) hanno generato uno stato di apprensione generale.

Ciò anche a causa della ridotta produttività nella riparazione del software interessato. Infatti, una unità tecnico-organizzativa dedicata alla conversione delle date nei programmi ha, di norma, una efficienza bassa che non supera le 200.000 istruzioni/settimana e rappresenta solo il 10% dell’intero processo produttivo strutturato in una serie complessa di fasi preventive e successive. I patrimoni di programmi software delle grandissime aziende possono arrivare anche a talune centinaia di milioni di istruzioni. E’ pertanto facile immaginare il tempo che sarebbe stato necessario per acquisire condizioni di sicurezza di funzionamento. A ciò le aziende hanno ovviato suddividendo il sistema informativo aziendale in domini di applicazione e "parallelizzando" le attività. Tale procedimento è complesso, costoso e può produrre ulteriori errori nelle sincronizzazioni dei programmi e dei dati.

 

Valutazioni internazionali del problema Y2k

A parte gli allarmi della stampa sia specializzata, sia generale, l’OECD nel novembre 1998 pubblicò un documento in cui denunciava che, a causa di Y2k, si sarebbero verificati rischi di tensioni inflazionistiche a breve termine, di reazioni negative dei mercati finanziari, di possibile declino dell’incremento della produttività globale, nonché di una caduta pur transitoria del prodotto.

Inoltre, l’Unione Europea, tramite la Commissione (25 febbraio 1999), il Consiglio (14 aprile 1999), il Parlamento (1 giugno 1999) e il Comitato delle Regioni (3 giugno), ha adottato sulla questione ben quattro risoluzioni tendenti a sollecitare i governi a:

  1. completare i processi di riparazione dei sistemi informativi e dei processi computerizzati con particolare riguardo a quelli che sostenevano servizi pubblici o di pubblica utilità;
  2. concentrare gli sforzi sui processi critici da cui dipende il funzionamento dell’azienda;
  3. valutare le responsabilità e le implicazioni finanziarie e legali;
  4. evitare i contenziosi;
  5. gestire con trasparenza la comunicazione al pubblico, per mantenerne inalterata la fiducia nelle istituzioni;
  6. sviluppare piani di contingency tendenti ad assicurare la continuità dei servizi e la gestione degli eventuali imprevisti nei settori infrastrutturali (energia, acqua, telecomunicazioni, trasporti e sistema bancario e finanziario).

Infine, i Paesi appartenenti al G8 hanno promosso frequenti riunioni per la verifica dell’evoluzione del processo di riparazione e per la predisposizione dei piani di contingency.

L’apprensione era imputabile a fattori oggettivi. L' Y2k si presentava come una formidabile insidia nei confronti del funzionamento di imprese, di amministrazioni e di cicli produttivi cross-border dei paesi industrializzati: funzionamento sostenuto da sistemi informativi e sistemi computerizzati.

In tempi non sospetti si è sempre saputo (e talora alcune dolorose esperienze hanno consentito di verificarlo sul campo) che una azienda ad alta intensità di informatizzazione, in caso di completa e prolungata defaillance del proprio sistema informativo, dispone di un periodo massimo di sopravvivenza sul mercato che non supera qualche mese.

Anche taluni fattori soggettivi di apprensione possono aver avuto un consistente impatto. In effetti, una problematica del genere non aveva alcun precedente e, quindi, non si disponeva di sufficiente esperienza; né i test e i collaudi dei sistemi informativi non avrebbero mai potuto essere completi. Bisogna tener conto che, per l’integrazione orizzontale delle catene produttive caratterizzate da scambi di dati contenenti la data, è impossibile verificare, se non in fattispecie delimitate, tutte le possibilità di errore e la correttezza dei sincronismi tra le azioni elaborative poste in essere dai vari soggetti che partecipano alla catena.

Il rischio Y2k

Il problema Y2k, pertanto, è stato valutato come rischio globale, che la comunità internazionale ha affrontato come tale, in quanto i processi produttivi e commerciali contenevano un guasto diffuso che, se non corretto in tempo, avrebbe attenuato ovunque i ritmi di sviluppo. Ciononostante, agli addetti ai lavori non sono mai sembrate realistiche le possibilità di una catastrofe globale, non fosse per il fatto che, nonostante l’alta intensità delle correlazioni informatiche che esiste tra i soggetti produttivi a livello globale, la comunità internazionale è sostanzialmente distribuita e quindi eventuali disservizi hanno possibilità di verificarsi in ambiti essenzialmente locali.

Inoltre, le attività di riparazione sui sistemi informativi e computerizzati da parte di amministrazioni e imprese hanno attenuato il rischio (anche se variabile da caso a caso) fino a limitarlo sostanzialmente. Occorre peraltro precisare che spesso si è fatta confusione tra la preparazione all’anno 2000 per quanto riguarda il completamento dell’opera di riparazione delle date nei sistemi informativi e computerizzati e il rischio.

Il rischio, in generale, è in funzione delle probabilità di accadimento dell’evento e la magnitudine è in funzione dell’impatto che l’evento può provocare.

Il rischio Y2k si è rivelato tanto più consistente quanto più elevati erano il livello e l’intensità degli investimenti informatici, nonché l’integrazione dei processi produttivi sostenuti dall’informatica, e quanto più bassi erano la qualità delle infrastrutture informatiche, la professionalità del personale e l'abilità e l’esperienza dell’azienda a gestire situazioni di rischio, nonché la dimensione e la rilevanza dell’azienda nella comunità civile.

Comunque, per quanto attiene la situazione dell’Italia nei confronti degli altri Paesi, occorre sgombrare il campo da una serie di fraintendimenti che, prima del passaggio all’anno 2000, hanno purtroppo trovato credito a livello nazionale e internazionale.

In primo luogo è stato asserito che l’Italia dimostrava un basso livello di preparazione al 2000 sia perché incapace di sviluppare piani adeguati di protezione dal rischio Y2k, sia perché aveva avviato le attività di riparazione in ritardo. L’affermazione va per taluni versi precisata e per altri contraddetta.

Con riferimento al mercato, nel nostro Paese le grandi e medie imprese commerciali e infrastrutturali o comunque le imprese immerse nella competizione globale o che appartengono a circuiti o ad organizzazioni internazionali hanno avviato i lavori di revisione nel secondo semestre del 1996 o, al massimo, all’inizio del 1997;cioè con un anno ritardo, o poco più, rispetto ai paesi anglosassoni e di pochi mesi rispetto agli altri paesi europei.

 

Le attività promosse dal Governo italiano

Con riferimento al nostro Governo, anche se la prima riunione operativa del Comitato Anno 2000 della Presidenza del Consiglio dei Ministri ha avuto luogo solo il 14 gennaio del 1999, gli studi relativi al Y2K erano iniziati già nel 1997, e nei primi mesi del 1998 era stata acquisita e analizzata tutta la letteratura specializzata sull’argomento. Nel giugno del medesimo anno il Governo disponeva dunque, sia pur informalmente, di una strategia abbastanza definita.

E’ opportuno precisare le linee direttrici di tale strategia, che ha sviluppato metodologie originali adeguate al caso italiano, cercando di riutilizzare quanto di meglio era stato predisposto o attuato da altri Paesi (particolarmente: Regno Unito, USA e Francia) con taluni adattamenti.

L’azione del Governo si è pertanto articolata in una serie di misure dirette a:

  1. sollecitare autorità, amministrazioni e imprese a fornire al Comitato anno 2000 tutte le informazioni necessarie (17 maggio 1999);
  2. creare l’organizzazione operativa per la gestione del problema Y2k presso i Comitati per l’Euro delle Prefetture rinominati CEP- nno 2000 (17 maggio 1999);
  3. istituire un Comitato di Ministri per il Millennium Bug (22 luglio 1999);
  4. creare una apposita Unità di gestione del Piano nazionale di Contingency (22 luglio 1999) per la vigilanza nella fase del roll-over e definire ufficialmente l’organizzazione (3 dicembre 1999);
  5. sollecitare, con una direttiva del Presidente del Consiglio, le amministrazioni a terminare le azioni di riparazione, a sviluppare i piani di Contingency e a vegliare con priorità assoluta sulla sicurezza delle persone e, quindi, sul corretto funzionamento dei servizi di pubblica utilità, degli impianti a rischio e degli uffici pubblici (10 settembre 1999).

Inoltre, l’azione di governo ha riservato notevole attenzione alla fase di roll-over, come hanno dimostrato la visita del Presidente del Consiglio all’Unità di gestione, il rapporto diretto e continuo con 2 Sottosegretari di Stato della Presidenza e la presenza a turno di 4 Sottosegretari presso l’Unità di gestione durante il periodo di vigilanza.

Oltre a ciò, merita ricordare la precedente attività di elaborazione e indirizzo che ha impegnato il Comitato anno 2000 e il relativo Ufficio esecutivo, che comprende i coordinatori di settore. In particolare si segnalano:

  1. le rilevazioni sullo stato di adeguamento informatico all’anno 2000 del "sistema-Paese", nonché le azioni di sensibilizzazione nei confronti di imprese, pubbliche amministrazioni centrali e pubbliche amministrazioni locali;
  2. l'organizzazione della "Conferenza Nazionale sull'adeguamento informatico all'anno 2000" per discutere e comunicare i primi dati sulla situazione del Paese e sui rischi derivanti da eventuali omissioni o insufficienti iniziative per conseguire la conformità all’anno 2000 (17-18 giugno 1999);
  3. la creazione e gestione di un sito Internet, anche in lingua inglese;
  4. l'elaborazione e la diffusione di un documento di richiesta di predisposizione di piani di Contingency e di compilazione di un questionario di verifica complessiva (tramite le Prefetture, taluni dicasteri e talune associazioni di categoria) rispettivamente a circa 3.000 soggetti erogatori di servizi infrastrutturali, alle circa 300 imprese a rischio e alle principali catene di distribuzione di carburanti, di farmaci e di alimentari;
  5. la redazione di linee guida per la predisposizione dei piani di Contingency da parte di imprese e amministrazioni;
  6. la richiesta alle maggiori infrastrutture di formulare, in concomitanza con la verifica Y2k, l’analisi dei processi aziendali e di consegnare al Comitato anno 2000 i piani di Contingency;
  7. la richiesta alle maggiori infrastrutture dei settori critici (energia, telecomunicazioni, pagamenti delle pensioni, ecc) di coordinare e integrare tra di loro i piani di Contingency;
  8. richiesta alle maggiori infrastrutture di dichiarare pubblicamente la propria conformità al 2000 e la predisposizione di piani aziendali di Contingency;
  9. richiesta alle maggiori infrastrutture di partecipare al Piano nazionale di Contingency
  10. decisione di non sollecitare la popolazione a predisporre scorte di alcun genere.

Una tale azione così complessa, caratterizzata da una forte coesione di tutte le forze coinvolte, ha completamente annullato lo svantaggio iniziale creando un dispositivo assai efficace come i risultati raggiunti hanno poi confermato.

 

I costi

Il problema della quantificazione dei costi di Y2k a livello mondiale è stato analizzato dal guru informatico Capers Jones e da talune società di consulenza statunitensi nel 1997.

Sulla base dei ragionamenti di Capers Jones, la spesa complessiva mondiale risulterebbe pari a circa 1.700 miliardi di dollari.

L’esperienza ha ridimensionato tali previsioni (che tuttavia non facevano distinzioni tra costi di riparazione e costi di investimento e includevano anche i costi di eventuali contenziosi successivi al 2000).

I costi sono risultati, in verità, molto inferiori a quanto inizialmente preventivato, giacchè con il tempo sono state utilizzate modalità di riparazione più raffinate e meno onerose rispetto a quelle usate inizialmente (ad esempio le tecniche di windowing, di incapsulamento e di bridging della data sono più economiche rispetto alle tecniche usate nel periodo 1994-1997, di semplice espansione della data da 2 a 4 cifre nel software e negli archivi di dati). Oltre a ciò, il processo di conversione ha via via usufruito di supporti automatici che hanno ulteriormente e sensibilmente ridotto le previsioni di partenza.

Tali stime appaiono comunque, da un punto di vista metodologico, poco attendibili. Esse, infatti, non tengono conto dei benefici derivanti dal miglioramento prestazioni/prezzo connesso ai nuovi investimenti e alle razionalizzazioni che la riparazione Y2k ha comportato, producendo un valore aggiunto la cui quantificazione non è valutabile. Occorre poi considerare che - essendosi gli sforzi concentrati sulla riparazione dei programmi e impianti essenziali al funzionamento – si dovranno probabilmente sostenere ulteriori costi ascrivibili alla manutenzione ordinaria.

Forse, nella fase iniziale, chi ha proceduto precocemente ai lavori di riparazione ha dovuto affrontare la situazione con un approccio progressivo per individuare le migliori soluzioni tecniche e organizzative.

Inoltre, in Europa e, in particolare, in Italia i costi sono stati più contenuti sia perché sono state realizzate economie di scopo tra conversione all’Euro e Y2K, sia perché è stato possibile beneficiare delle esperienze precedenti vissute in ambito anglosassone che, in una logica di fruibilità globale dell’informazione e di percezione di un rischio complessivo e collettivo, sono state messe a disposizione della comunità internazionale.

Pertanto, anche se rimangono da sostenere ulteriori costi per l’adeguamento dei processi di lavoro non critici o per lavorazioni cadenzate nel corso del 2000, i costi ascrivibili a Y2k possono, ragionevolmente e in linea di massima, essere considerati un investimento a favore della sempre più necessaria innovazione e modernizzazione del Paese.

Qualsiasi stima dei costi imputabili al Millennium Bug deve, poi, tener conto del volume effettivo del patrimonio software esistente in Italia. Tale patrimonio, secondo alcune valutazioni formulate in sede internazionale, potrebbe essere quantificato in circa 29 miliardi di istruzioni Colol-equivalenti.

Merita infine sottolineare l'entità assai modesta delle spese sostenute per il funzionamento del Comitato Anno 2000 e per la comunicazione al pubblico: essa si aggira attorno ai 2 miliardi di lire a fronte di uno stanziamento di 5 miliardi previsto dall'art. 19 della legge n. 144 del 1999.

Il Piano Nazionale di Contingency e la gestione del roll-over

In Italia, la gestione della transizione all’anno 2000 è stata oggetto di una preparazione intensa e approfondita.

In primo luogo, sono stati considerati essenziali e irrinunciabili gli obiettivi generali dei piani di continuità ed emergenza e precisamente:

salvare vite umane;
alleviare le sofferenze;
prevenire fenomeni di "escalation" dei disservizi e degli incidenti;
salvaguardare l'ambiente;
proteggere i beni delle persone;
facilitare le eventuali attività investigative e giudiziarie;
mantenere ad un livello appropriato l'erogazione dei servizi infrastrutturali essenziali;
ripristinare al più presto le condizioni di normalità;
promuovere le attività di reazione e autoricostruzione positiva da parte dei soggetti interessati;
valutare l'efficacia delle azioni svolte al fine di migliorarle in futuro;
informare correttamente il pubblico.

Analogamente, sono stati considerati i seguenti aspetti metodologici:

permettere a ciascun soggetto che opera nella gestione di eventuali incidenti di "tarare" la propria azione di risposta all'emergenza in modo coordinato con quella di altri;
far sì che ciascun soggetto che opera nella gestione di eventuali incidenti comprenda il proprio ruolo al fine di una risposta coordinata;
chiarire come i differenti livelli di comando, controllo e coordinamento interagiscono tra loro;
adottare un grado di flessibilità coerente con le circostanze ambientali.

La relativa strategia e organizzazione del Piano nazionale di Contingency si è articolata in tre livelli:

  1. Livello strategico, che si avvale dei seguenti soggetti:
Il Comitato di Ministri che si avvale dell’Unità nazionale di gestione collegata con le Unità Nazionali di gestione degli altri Paesi
Il Sistema di Coordinamento nazionale della Protezione civile
Il Comitato Anno 2000, che si avvale del relativo Ufficio esecutivo
Le Unità nazionali istituzionali di gestione
Le Unità nazionali di gestione delle infrastrutture (energia, telecomunicazioni, ecc.).
  1. Livello tattico, che si avvale dei seguenti soggetti:
Dipartimento della Protezione Civile della Presidenza del Consiglio dei Ministri
La Segreteria speciale anno 2000 della Presidenza del Consiglio dei Ministri
Le Prefetture e i Comitati provinciali per l’Euro e per l’anno 2000 (CEP-2000)
Le Capitanerie di Porto
I Comuni
Le Strutture sanitarie attrezzate per le emergenze
Le Infrastrutture a livello comunale, provinciale e regionale
I media regionali, provinciali e locali.
  1. Livello operativo, che si avvale dei seguenti soggetti:
Vigili del Fuoco
Polizia di Stato
Carabinieri
Guardia di Finanza
Corpo Forestale
Strutture comunali di polizia, vigilanza, ecc
Servizi locali di emergenza (ambulanze, ecc)
Strutture sanitarie
Infrastrutture locali (Energia, Telecomunicazioni, ecc)

L’organizzazione funzionale del Piano nazionale di Contingency, articolato nei tre livelli indicati, è esposto nella Figura 1.

Particolarmente approfondita è stata la ricerca per individuare la struttura logistica che potesse ospitare il Piano Nazionale di Contingency. Dalle analisi effettuate è risultato che, sotto molteplici profili (organizzazione, affidabilità, professionalità, sicurezza, ecc), la struttura più adeguata poteva essere il Centro Decisionale della Presidenza del Consiglio, sita in Forte Braschi in Roma e ospitata presso il SISMI.

Inoltre, per rendere assolutamente efficiente ed efficace il Piano nazionale di Contingency, si è provveduto a progettare e a realizzare una struttura di telecomunicazioni del tutto sicura, basata sulla rete telefonica nazionale fornita da Telecom Italia, a cui sono state aggiunte reti ridondanti, naturalmente indenni da Y2k e precisamente:

  1. collegamenti composti da circuiti diretti analogici
  2. collegamenti in ponte radio
  3. collegamenti satellitari.

In tal modo si è acquisita la certezza che i soggetti partecipanti al Piano nazionale di Contingency potessero comunicare tra loro in ogni caso.

L’esemplificazione grafica di tale complesso di reti di telecomunicazione e di soggetti interconnessi è rappresentata nella Figura 2.

E' stata, infine, definita e attuata l’organizzazione del flusso delle notizie. Essa, come illustrato nella Figura 3, si è articolata nei seguenti soggetti essenziali:

  1. Sottosegretari di Stato
  2. Comitato di Ministri
  3. Direttore dell’Unità di gestione, assistito dal suo staff
  4. Incaricati dei Ministri
  5. Infocenter, per l’acquisizione e la distribuzione di notizie nei confronti dell’esterno
  6. Portavoce
  7. Mondo esterno (Ambasciate, Ministeri, Prefetture, Assessorati Regionali alla sanità, Infrastrutture, ecc).

Quanto esposto è rappresentato nell’organigramma di cui alla Figura 4, ove sono indicati i soggetti partecipanti al Piano unitamente alle dipendenze funzionali e ai collegamenti che sono stati posti in essere per raggiungere il livello desiderato di comando, controllo e coordinamento.

L'operatività raggiunta dal Centro Decisionale Nazionale così organizzato ha pienamente risposto alle aspettative di efficienza, efficacia e tempestività.

 

Gli eventi del passaggio di data (roll-over)

Gli eventi del periodo di roll-over (durato dalle ore 9,00 del 31 dicembre 1999 alle ore 21,00 del 5 gennaio 2000) sono stati descritti in 11 comunicati stampa, diramati con la seguente cadenza:

31 dicembre 1999 Ora: 17,00
1 gennaio 2000 Ora: 1,30
1 gennaio 2000 Ora: 7,00
1 gennaio 2000 Ora: 12,00
1 gennaio 2000 Ora: 17,00
2 gennaio 2000 Ora: 12,00
2 gennaio 2000 Ora: 17,00
3 gennaio 2000 Ora: 12,00
3 gennaio 2000 Ora: 17,00
4 gennaio 2000 Ora: 15,00
5 gennaio 2000 Ora: 12,00.

La produzione di ciascun comunicato stampa ha rappresentato l’atto finale di un processo articolato nelle seguenti fasi successive: acquisizione di notizie, riscontri, validazione da parte del singolo Incaricato del Ministro, validazione e controllo collegiale da parte del Direttore dell’Unità di gestione, dal suo staff e dagli Incaricati dei Ministri, predisposizione della bozza del comunicato da parte del singolo incaricato del Ministro, redazione del comunicato ad opera del Portavoce, esposizione del comunicato alla stampa e risposta ad eventuali domande dei giornalisti da parte del Portavoce.

L’evoluzione degli eventi e le tendenze fondamentali del fenomeno Y2k sono esposte qui di seguito sinteticamente per ciascun settore.

 

MINISTERO DELL’INDUSTRIA

E’ stata svolta una azione articolata con il supporto dei principali operatori del settore e delle infrastrutture all’uopo predisposte. Questi i più rilevanti risultati conseguiti: a livello internazionale sono stati segnalati inconvenienti minori in un impianto nucleare giapponese e in due impianti nucleari spagnoli (Santa Maria di Garona e José Calmera), risolti tempestivamente. In Italia, l’ENEL, l’AEM Milano, l’AEM Torino, l’ACEA, la Sondel, la Edison, gli impianti di alimentazione elettrica delle Ferrovie dello Stato e l’ENI hanno superato con successo il passaggio dall’anno 1999 al 2000; non si sono verificati inconvenienti di alimentazione nei metanodotti di importazione del gas naturale dall’estero, nella distribuzione, nella raffinazione, negli impianti e depositi petroliferi. Il sistema elettrico nazionale è risultato correttamente interconnesso con l’estero e la UCTE (associazione dei gestori del trasporto dell’energia elettrica in Europa) ha dichiarato cessata l’emergenza elettrica già nelle prime ore del 1° gennaio 2000. Infine, non si sono verificati inconvenienti nella distribuzione secondaria dell’energia elettrica e del gas, né nell’industria (in particolare, la FIAT ha ripreso completamente le proprie attività produttive a livello mondiale sin dal 4 gennaio).

MINISTERO DELLE COMUNICAZIONI

Anche in questo caso, l’azione di controllo si è dispiegata attraverso una serie di sale operative interconnesse. A parte taluni inconvenienti minori (riguardanti collegamenti televisivi via satellite prontamente risolti), non si sono registrate anomalie degne di rilievo. I massimi operatori (Telecom Italia, Tim, Omnitel, Wind) hanno verificato con successo e in maniera integrata il funzionamento delle reti fisse e delle reti mobili sia analogiche, sia numeriche per tutti i servizi (telefonia, trasmissione dati, Internet, ecc). Analoghe situazioni di regolarità sono state riscontrate con riferimento alle emissioni radio-televisive e ai servizi telegrafici.

MINISTERO DEI TRASPORTI E DELLA NAVIGAZIONE

Con la collaborazione delle maggiori aziende del settore, le attività di controllo hanno riguardato i trasporti: aereo, terrestre, marittimo.

Per quanto attiene il trasporto aereo, il controllo del relativo traffico ha registrato condizioni di normale operatività nell’intero spazio nazionale e così è avvenuto nell’intera regione ICAO a cui il nostro Paese appartiene. Anche gli aeroporti e i servizi aero-portuali hanno funzionato regolarmente. In particolare, nella notte del roll-over, nello spazio aereo italiano si sono avuti 18 movimenti con 9 atterraggi, 9 decolli e 8 sorvoli di cui 3 con rotte intercontinentali. Il traffico è succesivamente ripreso regolarmente al punto che dalle ore 10,30 alle ore 14,30 del 1° gennaio si erano verificati 327 movimenti con 120 atterraggi, 145 decolli e 162 sorvoli. L’unico inconveniente segnalato a livello internazionale è consistito nel blocco di consoles addette al controllo di una parte del traffico aereo statunitense.

Per quanto attiene il trasporto terrestre, dopo la sosta di un’ora programmata dalle FS in occasione del passaggio al nuovo anno, regolare è stato il movimento dei 37 treni previsti (ciascuno dotato di un piano di continuità ed emergenza specifico); quindi è ripresa senza inconvenienti la circolazione ferroviaria al punto che dalle ore 0,30 alle ore 6,00 del 2 gennaio si sono mossi regolarmente 4.054 treni passeggeri regionali, interregionali e a lunga percorrenza, nonché 25 treni merci, con 1.450 convogli ferroviari registrati alle ore 9,00. Inoltre, è stata verificata la piena operatività del sistema informativo della Motorizzazione civile.

Per quanto attiene il trasporto marittimo, nelle acque nazionali il traffico è stato regolare e non sono stati rilevati problemi nei segnalamenti, né nelle operazioni portuali: dalle ore 9,00 del 31 dicembre 1999 alle ore 1,30 del 1° gennaio nei porti nazionali sono arrivate 369 unità e 398 sono state le partenze. Poi, il traffico marittimo è andato definitivamente a regime: dalle ore 15,30 del 2 gennaio alle ore 9,00 del 3 gennaio sono stati registrati 1.322 movimenti di navi mercantili, di cui 685 in arrivo e 637 in partenza; nello Stretto di Messina (particolarmente critico sotto il profilo del traffico marittimo), dalle ore 16,30 del 2 gennaio alle ore 8,30 del 3 gennaio sono transitate senza inconvenienti 17 navi.

MINISTERO DEI LAVORI PUBBLICI

Il comparto stradale e autostradale vigilato da tale dicastero non ha subito alcun inconveniente imputabile al Millennium Bug.

MINISTERO DELL’AMBIENTE

E’ stata svolta, con la collaborazione delle Agenzie Regionali per l’ambiente (ARPA), una attività di vigilanza in fasi successive: dapprima sono stati controllati gli impianti chimici, petrolchimici e le raffinerie; poi, l’attenzione è stata rivolta ai 130 stabilimenti a rischio che avevano sospeso la produzione durante le festività di fine anno; la ripresa delle attività di tali stabilimenti (prevalentemente il deposito di sostanze pericolose o velenose) è avvenuta senza inconvenienti.

SISTEMA BANCARIO E FINANZIARIO

L’azione di controllo esercitata dalla Banca d’Italia è stata sistematica e penetrante. Le informazioni fornite hanno riguardato progressivamente: il regolare completamento delle elaborazioni di fine anno; la normale operatività dei circuiti ATM, POS e carte di credito; la riattivazione del sistemi informativi dell’Istituto di emissione con data 1 gennaio 2000 e la verifica positiva delle relative interconnessioni telematiche; il regolare funzionamento della rete nazionale interbancaria, del Bancomat e degli intermediari bancari e finanziari; la corretta ripresa delle interconnessioni telematiche con i sistemi di pagamento internazionali e del regolamento dei conti delle operazioni di pagamento interbancario con data contabile 3 gennaio 2000; la piena operatività delle filiali della Banca d’Italia, di tutti i mercati finanziari (Borsa, Mts, Mid, Pct, Mif, Mto), dell’intero ciclo dei pagamenti interbancari all’ingrosso con regolamento finale nei conti della Banca d’Italia (BI-REL) e del regolamento lordo tra le Banche Centrali (TARGET); il corretto regolamento delle operazioni in titoli nei sistemi di deposito accentrato; il corretto regolamento dei sistemi di compensazione dei pagamenti al dettaglio (compensazione dei recapiti) e della liquidazione dei titoli; la ripresa della normale operatività degli intermediari assicurativi; la regolare operatività dei mercati finanziari unita all’assenza di tensioni sui tassi di interesse a breve termine; la regolare ripresa delle attività di Bancoposta (conti correnti postali, libretti e buoni postali, vaglia, Postcard e Eurogiro).

MINISTERO DELLA DIFESA

Nessun inconveniente è stato segnalato nel settore Difesa, né a livello nazionale, né a livello della NATO.

MINISTERO DELL’INTERNO

Non si sono verificati eventi tali da richiedere l’intervento delle Forze dell’ordine o dei Vigili del Fuoco per cause ascrivibili al Millennium Bug; la situazione dell’ordine pubblico si è mantenuta nella norma; i Comitati provinciali per l’Euro e per l'anno 2000 delle Prefetture hanno mantenuto il pieno controllo della situazione.

PROTEZIONE CIVILE

Non si sono verificate situazioni che abbiano richiesto l’intervento della Protezione Civile.

MINISTERO DELLA SANITA’

E’ stata svolta, con la piena collaborazione degli Assessorati regionali alla sanità, una azione di vigilanza analitica su tutto il territorio. In ambito internazionale, dalla Nuova Zelanda, dalla Svezia, dagli USA, dal Giappone e dal Regno Unito sono pervenute segnalazioni di malfunzionamenti di apparecchiature sanitarie che l’Unità di gestione ha immediatamente portato a conoscenza delle Unità regionali di crisi per l’ulteriore trasmissione alle strutture competenti. Le limitate segnalazioni di malfunzionamento di dispositivi elettromedicali (peraltro tutti sostituibili con altri in dotazione) sono state tutte monitorate.

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA

Sono stati segnalati solo alcuni problemi nei Tribunali di sorveglianza di Napoli e Venezia. Ad essi si è posto rimedio in breve tempo adottando gli opportuni accorgimenti correttivi. Non sono stati segnalati altri inconvenienti.

MINISTERO DEGLI AFFARI ESTERI

Il controllo esercitato nel periodo di roll-over dalle 260 sedi diplomatiche e consolari italiane all’estero ha evidenziato che presso tutti i paesi stranieri le problematiche denunciate e ascrivibili al Millennium Bug sono state di rilievo trascurabile. Unici aspetti degni di nota sono stati il temporaneo cedimento del sistema satellitare statunitense di controllo e la mancanza di energia elettrica presso il Pentagono che si è protratta per circa 7 ore.

DIPARTIMENTO DELLA FUNZIONE PUBBLICA

E’ stata posta in essere una apposita Unità di raccolta di eventuali segnalazioni provenienti da amministrazioni centrali, enti pubblici nazionali e dalle amministrazioni locali. A tale Unità, nel periodo di roll-over, non sono pervenute segnalazioni di rilievo: sono stati rilevati solo pochi malfunzionamenti ascrivibili al Millennium Bug in alcuni centri di collocamento periferico appartenenti all’area di competenza del Ministero del lavoro e in alcuni data-base (di anagrafi, soprattutto) di comuni minori ove sono stati effettuati prontamente i necessari interventi di riparazione.

COMUNE DI ROMA E GIUBILEO

Da parte dell’Unità di gestione si è esercita la vigilanza, tramite una apposita sala operativa presso la Prefettura di Roma sui festeggiamenti per il nuovo anno previsti nella Capitale. Non si sono verificati inconvenienti da ascrivere al Millennium Bug. Si sottolinea il fatto che, a causa dell’eccezionale domanda di trasporto ferroviario con enorme afflusso di persone presso la Stazione Termini nelle prime ore del 1° gennaio, l’Unità di gestione è stata utilizzata con successo per affrontare una simile emergenza. Infatti, in un tempo record (appena 30 minuti) è stato progettato e attuato un intervento di deflusso con la messa a disposizione in loco di convogli straordinari e di pullman aggiuntivi da parte del Ministero dei Trasporti e della Navigazione, dal Ministero della Difesa, dal COTRAL e dalle FS. Tale episodio ha dimostrato la validità funzionale dell’Unità di gestione in grado di risolvere rapidamente problematiche in cui diviene essenziale il concorso di più soggetti appartenenti a settori diversi.

SETTORE DEL COMMERCIO

Non si sono verificati inconvenienti nella grande e piccola distribuzione, con particolare riguardo ai farmaci, ai carburanti e agli alimentari, né nel commercio associato, né nel piccolo dettaglio alimentare indipendente; non si é verificato alcun fenomeno di accaparramento di beni.

 

L'insegnamento del Millennium Bug

In primo luogo, l’Information Communication Technology appare con sempre maggiore evidenza un fattore di produzione essenziale, di cui è indispensabile accertare costantemente la qualità sotto vari profili (capacità aziendale di gestione della tecnologia, resistenza ai guasti, esistenza di piani di Contingency, ecc.).

In Italia, l’estrema attenzione verso una problematica di significato strategico come quella del Y2k, gli approfondimenti iniziali, la definizione di obiettivi puntuali e di metodologie precise, la capacità di associare tutte le componenti del Paese a fronte di un interesse nazionale, la disponibilità di risorse operative efficaci individuate nel Ministero dell’Interno (che hanno consentito di dare attuazione concreta alle disposizioni ed alle raccomandazioni del Comitato e del Governo), la piena collaborazione di enti i più diversi, delle infrastrutture e, infine, il controllo dei costi…: sono questi gli elementi essenziali che hanno determinato il pieno successo della missione affidata al Comitato.

Nel nostro Paese il Piano nazionale di Contingency ha permesso di sperimentare moduli inediti di gestione di situazioni critiche diffuse su tutto il territorio. Ad uno stesso "tavolo" hanno infatti concordemente lavorato l’autorità politica, enti di rilievo istituzionale, le infrastrutture fondamentali del Paese, tutti accomunati dall’intento di operare insieme per affrontare e superare un'emergenza distribuita in ogni settore della vita amministrativa, economica e sociale del Paese.