Ernesto Bettinelli
PRESENTAZIONE DELLA CONFERENZA NAZIONALE SULL'ADEGUAMENTO INFORMATICO
ALL' ANNO 2000
Roma 17-18 giugno 1999
Gentilissime Signore, Gentilissimi Signori,
Signori rappresentanti del Governo, Autorità, graditi ospiti di altri Paesi amici, in
più occasioni ho insistito nel definire la Conferenza nazionale sull'Adeguamento
informatico all'anno 2000 un "evento istituzionale" piuttosto che un pur
importante Convegno in cui si dibatte un problema assai serio per la qualità della
convivenza nell'immediato futuro.
Tale puntualizzazione non trova una giustificazione
solo formale, in quanto è il DPCM 14 dicembre 1998 istitutivo del Comitato che gli affida
(adottando il verbo "dovere"), tra i tanti impegnativi compiti, quello di indire
una "Conferenza Nazionale", per discutere con gli operatori del settore
pubblico e privato lo stato delle iniziative e delle eventuali criticità rilevate,
nonché presentare l'esito delle rilevazioni e dei monitoraggi effettuati.
Lo scopo della Conferenza, soprattutto pratico e
propedeutico rispetto ad azioni e decisioni future di competenza degli organi di governo
centrali, regionali e locali, è pertanto di immediata evidenza e rilevanza. Proprio per
questo abbiamo riprodotto testualmente anche sui cartoncini di invito le indicazioni del
decreto istitutivo.
Questa Conferenza si svolge, però, ad appena sei
mesi dall'insediamento del Comitato, cinque mesi dalla nomina dei coordinatori di settore
che formano l'Ufficio esecutivo, tre mesi dalla sua parziale e difficile operatività in
rapporto alle insufficienti risorse soprattutto umane messe a disposizione del Comitato
medesimo. Faccio presente che la stessa scadenza per l'indizione della Conferenza (maggio
1999) era prevista dal DPCM 6 agosto 1998 emanato da Prodi, di pressoché identico
contenuto. Decreto che per la sopravvenuta crisi di governo è rimasto sterile.
Intendo dire che la sottrazione di quattro mesi di
tempo a disposizione del Comitato non può non avere conseguenze sugli aspetti di sostanza
e di metodo che qualificano la presente Conferenza.
Quanto agli aspetti di sostanza: il Comitato
è in grado di produrre rilevazioni e monitoraggi soltanto parziali e addirittura
preliminari relativamente ad alcuni settori pur fondamentali, come quelli delle pubbliche
amministrazioni e dei servizi essenziali periferici. Infatti, grazie (e ribadisco grazie)
alla preziosa e solidale collaborazione del Ministero degli Interni e dei prefetti è
stato possibile accertare in una dimensione nazionale e con un questionario di primo
approccio lo stato di allarmante inconsapevolezza sulla necessità di adeguamento
informatico all'anno 2000 della gran parte delle strutture amministrative periferiche.
Rilevazioni più mirate per settori specifici e per
il più puntuale oggetto di indagine (cioè l'avanzamento nell'attività di adeguamento)
sono state avviate successivamente (da pochissimo tempo) e i risultati che saranno
riferiti dai coordinatori di settore richiedono ulteriori elaborazioni. In ogni caso il
quadro che emerge in via generale si può valutare come insoddisfacente. Devo precisare
che le rilevazioni in corso (e che continueranno) in altri Paesi (la Gran Bretagna e in
genere gli stati del Nord Europa, per limitarci al nostro Continente) sono iniziate da
anni.
Gli aspetti di metodo sono inevitabilmente
legati a quelli di sostanza: l'accertamento delle operazioni di adeguamento ed i risultati
raggiunti sono stati affidati alla responsabilità e all'affidabilità di organizzazioni
di categoria o di settore, dalla cui comunque indispensabile collaborazione, il Comitato
non potrebbe prescindere. Voglio con questo solo mettere in chiaro un ulteriore limite che
costringe l'azione del Comitato: anche per il ritardo della sua costituzione esso non è
in grado di avvalersi -come avviene normalmente altrove- di organizzazioni professionali
indipendenti deputate alla valutazione tecnica degli stati di adeguamento e delle
verifiche messe in atto dai soggetti interessati.
Ciò spiega la particolare organizzazione delle presenze
in questa Conferenza: Autorità di settore, Associazioni di Categoria, Grandi
Infrastrutture rappresentate dalle principali imprese nazionali. Soggetti che, nel loro
insieme, si possono definire la spina dorsale del nostro Paese.
Le Grandi Infrastrutture (procedendo in ordine
inverso rispetto all'ordine degli interventi) sono state invitate a presentare veri e
propri rapporti sull'attività di adeguamento che hanno iniziato da anni (e che in alcuni
casi sembra avviata a conclusione, speriamo positiva) sui risultati raggiunti, sui
problemi che permangono nonché sui piani di continuità dei servizi o sulle soluzioni di
emergenza che comunque devono essere predisposti. Dal canto loro, le Associazioni di
Categoria esporranno la significativa opera di sensibilizzazione, di coordinamento e
cooperazione avviata da tempo, anche spontaneamente, tra i propri affiliati, e ora in
collaborazione stretta con il Comitato anno 2000.
Infine le Authorities riferiranno sulla vigilanza
e, in alcuni casi, sorveglianza diffusa esercitata sui processi di adeguamento in atto nei
settori di propria competenza. Alcune Autorità (come l'AIPA) hanno avuto modo di esporre
e di pubblicare in altre occasioni istituzionalmente rilevanti gli esiti sia pure
provvisori di una simile attività. Ricordo soltanto, non solo perché è assai recente,
ma anche perché è assolutamente puntuale, l'attenzione riservata al Millennium Bug
dal Governatore della Banca d'Italia nelle sua Relazione all'Assemblea generale della
Banca d'Italia (31 maggio c.a.). Il Governatore, con riferimento alla Sorveglianza sul
sistema dei pagamenti nonché alla Vigilanza sulle banche e sugli intermediari non
bancari, segnala con estrema precisione il percorso che deve essere seguito (e che è
stato seguito nel settore bancario) sia nei tempi, sia nei modi. Riconosce, in
particolare, che i progetti di adeguamento sono particolarmente complessi soprattutto sul
piano organizzativo, richiedono una "forte attenzione" alla fase di test
delle procedure, comportano collaudi e in ogni caso la predisposizione di piani di
emergenza per far fronte ad eventuali malfunzionamenti.
Dunque, tutti i soggetti che ho appena nominato
sono i protagonisti della Conferenza anche perché in questa sede assumeranno o
confermeranno ineludibili responsabilità giuridiche, sulle quali mi soffermerò
brevemente più avanti.
Il richiamo alle notazioni del Governatore della
Banca d'Italia è utile anche perché individua correttamente l'itinerario e il metodo
necessari che ciascun soggetto, quale che sia la sua dimensione e il livello di
informatizzazione della propria organizzazione, deve seguire per rendere non effimera la
prospettiva dell'adeguamento. Ritengo di dover insistere, ancora una volta, su questo
obbligato step by step in 5 irrinunciabili fasi:
Nomina da parte degli amministratori di qualsiasi entità di uno specifico
responsabile per l'adeguamento all'anno 2000 (specifico, nel senso che una simile
responsabilità non può considerarsi implicita in altri compiti in precedenza affidati di
gestione informatica);
Ciascun responsabile deve procedere a un accurato inventario di tutti gli oggetti
informatici (applicazioni comprese) di cui dispone la propria organizzazione, nonché
all'identificazione di tutti gli interlocutori esterni che si avvalgono a loro volta di
oggetti informatici che mantengono rapporti di rete;
Il medesimo deve quindi far verificare dai fornitori o da altri adeguati e
affidabili operatori informatici la conformità di tutte le risorse menzionate e, ove
necessario, procedere alle correzioni o sostituzioni necessarie, con il rilascio di
dichiarazioni a garanzia.
Sempre a cura del responsabile per l'adeguamento devono, poi, essere avviati i test
di verifica e i collaudi a partire dai singoli oggetti fino alle applicazioni ed ai
collegamenti di (e in) rete.
La struttura nel suo complesso deve, in ogni caso, considerare la possibilità di
malfunzionamenti imprevisti e predisporre adeguate soluzioni di emergenza e piani di
continuità, soprattutto quanto si tratta di garantire servizi di convivenza.
Questo ultimo punto è particolarmente importante
in quanto mette in evidenza che le decisioni aziendali o amministrative da assumere non
sono soltanto di natura tecnica o tecnologica, bensì hanno assunto un valore
organizzativo e strategico assai generale. Insisto ancora su questo concetto, perché mi
è capitato più volte di sentire da pur autorevoli amministratori di aziende di servizi
municipalizzati frasi del tipo: "Il Millennium Bug è un problema tecnico che
riguarda solo gli ingegneri".
Non è così: basti solo pensare ai costi elevati
che, in non pochi casi, richiedono le operazioni di adeguamento, tali da poter rimettere
in discussione il complessivo assetto di bilancio e le prospettive di soggetti che operano
sul mercato e che alle regole del mercato sono vincolati.
Accennavo che il nostro Paese, a differenza di
altri, non ha voluto o potuto demandare a soggetti professionali neutrali indipendenti il
potere di rilasciare attestati di conformità all'anno 2000 con riguardo soprattutto ai
servizi di pubblica utilità, siano essi pubblici o privati. E' questo indubbiamente un
notevole deficit nella complessiva organizzazione ed azione per l'adeguamento; né il
Comitato può ad esso supplire. Non dispone di mezzi (in tutti i sensi), né gli è stato
affidato espressamente un tale compito dal decreto istitutivo.
In ogni caso il Comitato sfrutterà al massimo il
riconoscimento legislativo che gli stato accordato, esattamente un mese fa, dalla l. 17
maggio 1999 n. 144 e i poteri ad esso connessi come quello di richiedere ed ottenere da
entità pubbliche e private (puntualmente nominate dalla legge stessa) le
"informazioni e i dati" indispensabili al Comitato per lo svolgimento della sua
missione. In tal senso preannuncio che entro settembre il Comitato, in adesione a uno dei
compiti che gli sono stati assegnati, richiederà a tutti i soggetti che erogano
"servizi di convivenza" l'esibizione dei piani di continuità, quale che sia lo
stato di adeguamento raggiunto dai soggetti medesimi.
La seconda giornata della Conferenza è dedicata,
in particolare, all'approfondimento di due temi cruciali e tra di loro assolutamente
collegati: quello della comunicazione ai cittadini e quello delle molteplici
responsabilità giuridiche in cui possono incorrere i soggetti che non abbiano provveduto
con comprovata diligenza alle operazioni di adeguamento, a causa degli inevitabili danni
provocati.
Una corretta, puntuale ma non esasperata
comunicazione consente ai cittadini non solo di trovarsi preparati di fronte alla
possibilità di inconvenienti e di calibrare razionalmente i propri quotidiani
comportamenti, in modo da non aggravare per sé e per gli altri le situazioni di disagio.
Ma li rende capaci anche di attenzione, vigilanza e di reazione giuridica appropriata nei
confronti di chi non ha provveduto con efficacia ad evitare le situazioni di disagio.
Il problema delle responsabilità, se non
opportunamente, serenamente e sapientemente affrontato rischia di diventare nel 2000 un
ulteriore bug. E' un problema complesso (la somma di tante intricate questioni) di
dimensioni facilmente sovranazionali. Confido, proprio per questo, che i giuristi che
hanno accettato di partecipare alla tavola rotonda possano costituire un primo gruppo di
lavoro per individuare soluzioni anche di carattere normativo in grado di prevenire una
catena di contenziosi che alla fine potrebbe rivelarsi a somma zero.
Gentili signore e signori qui convenuti, la
complessità della vicenda (qualcuno lo definisce addirittura "fenomeno
epocale") del Millennium Bug richiede a ciascuno di fare la propria parte: ai
soggetti privati non meno che ai soggetti pubblici. Tutti sono tenuti a rispettare alcune
regole di comportamento comuni, addirittura "universali", raccomandate a livello
internazionale. Tali regole si possono condensare in principi: quello della massima
trasparenza, quello della massima collaborazione e solidarietà, quello della massima
condivisione.
Mi soffermo soltanto su quest'ultimo con un
approccio non teorico, ma assolutamente pratico. Condivisione significa soprattutto
capacità e disponibilità di ciascuno di mettere al corrente gli altri (soprattutto di
quanti si trovano in situazioni simili) delle specifiche difficoltà incontrate nei
processi di adeguamento, non solo nel comunicare i risultati positivi raggiunti. Dico
questo perché finora mi è capitato raramente di sentire qualcuno nel nostro Paese
segnalare pubblicamente con sufficienti, utili e fruibili (dagli altri) notizie i problemi
che ha affrontato: quasi si trattasse di confessare malattie vergognose. Un simile
atteggiamento è regressivo e non aiuta certamente il nostro Paese a procedere sulla via
della conformità informatica all'anno 2000.
Tra i soggetti pubblici anche il Governo è
chiamato a fare la sua parte: una parte che nella presente situazione, in una generale
condizione di poco rassicurante inconsapevolezza, deve diventare assolutamente visibile ed
efficacemente operativa. Non basta il "povero" Comitato anno-2000 istituito
troppo in ritardo, fuori tempo massimo (e il tempo, ahimè è forse l'unica risorsa che, a
differenza della virtù, è impossibile recuperare). Il Governo, a mio avviso, deve
considerare subito l'opportunità di costituire al proprio interno un apposito Comitato di
Ministri (i ministri che presiedono alle infrastrutture) che possa sovrintendere con piena
responsabilità politica e con adeguata capacità decisionale alla predisposizione dei
piani di emergenza che oramai non possono essere procrastinati. Piani di emergenza che
dovrebbero essere concordati e armonizzati in sede europea; e, anche in questo caso, al
più alto livello politico, non soltanto negli inascoltati e quasi clandestini gruppi di
lavoro tecnici.
Oltre a ciò, il Comitato di Ministri (autorevoli,
efficienti, efficaci, determinati), che mi permetto di suggerire, potrebbe con facilità
risolvere alcuni problemi che per il Comitato anno-2000, per il Presidente di questo
Comitato, rappresentano ostacoli insormontabili: come conciliare la geometrica
irriducibilità di taluni percorsi amministrativi con l'inesorabile trascorrere dei
giorni, l'uno dopo l'altro, che invoca decisioni da attuare subito, scelte che non possono
attendere il normale iter burocratico.
Proprio per questa incapacità o, forse,
impossibilità di trovare la giusta stella polare il Comitato non è ancora riuscito a
dare esecuzione a un pacchetto globale di comunicazione, pur da mesi approvato e definito
in molte riunioni con la entusiastica collaborazione di consulenti di Eurodesk e
del gruppo di Rai Educational che era stato individuato, per la sua esperienza,
professionalità, per i tempi veloci e garantiti di produzione, come il soggetto più
idoneo per una simile attività. Ebbene il lavoro di mesi si è vanificato per
impraticabilità contrattuale: per "autocombustione" come si dice, in assenza di
altre ragioni, di fronte agli immancabili incendi di boschi che affliggono da sempre in
estate il nostro Paese.
Eppure, solo due giorni fa, mi sono pervenuti i
risultati di un sondaggio freschissimo condotto dalla SWG sulla consapevolezza che gli
italiani hanno del problema del Millennium Bug: solo il 15 per cento degli
interpellati (10-11 giugno) ne è a conoscenza, quando manca meno di metà anno al 31
dicembre 1999. Potrebbe essere questa perfino una buona notizia: l'indicazione della via
italiana, l'ignoranza e la disinformazione, per evitare quei fenomeni di panico
tanto temuti all'estero
I dati analitici e la metodologia seguita nel
sondaggio sono integralmente pubblicati sul sito del Comitato. Doverosamente preciso che
tale sondaggio è stato regalato alla SWG al Comitato, anche per evitare
"impraticabilità contrattuali"
Consentitemi di concludere, nonostante tutto, con
una riflessione ottimistica. Il nostro Paese dalla difficile e a troppi ancora sconosciuta
vicenda del Millennium Bug, che questa Conferenza valuterà in tutti i principali
aspetti, potrà ricavare, per così dire, un "valore aggiunto": la matura
percezione che la società globale dell'informazione e dello scambio informatico non può
essere abbandonata all'improvvisazione, all'inconsapevolezza, né può svilupparsi in una
dimensione anarchica, selvaggia. Anche in questo caso, e forse più che in altri casi, lo
sviluppo deve essere sostenibile, coerente, mite. Solo così le nuove
tecnologie potranno diventare risorse preziose in grado di migliorare la qualità della
vita e i rapporti di convivenza.

